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30/09/2008
Studio K Finance



L'annuale fotografia di K Finance sullo stato di salute dell'industria  manifatturiera italiana evidenzia che il livello di rischio finanziario, misurato attraverso il rating di Basilea 2, nel 2006 è migliorato rispetto ai minimi registrati nell'anno precedente. Il miglioramento dello standing creditizio delle imprese è stato determinato da una redditività leggermente in crescita rispetto al 2005 e  da una sensibile diminuzione dell'indebitamento finanziario.

La redditività lorda media sul fatturato (prima di tasse, oneri finanziari, componenti straordinarie e ammortamenti)  si è incrementata dal 7% del 2005 all'attuale 7,4% invertendo finalmente il trend negativo in atto negli ultimi quattro anni.

L'indebitamento finanziario medio è ulteriormente calato rispetto al 2005, passando dal 22% al 19% del fatturato. Si riduce inoltre l'indebitamento rispetto al margine operativo lordo che passa da 2,9 a 2,4. Ciò significa che è migliorata la capacità delle aziende di rimborsare il debito

finanziario.

I flussi di cassa operativi sono peggiorati rispetto al 2005, passando al 2,6% del fatturato, il livello minimo registrato negli ultimi cinque anni. Il calo, sebbene in presenza di un aumento della redditività operativa lorda, è causato dal permanere di un'inefficiente rotazione del capitale investito, attestata sui minimi del 2005 (1,3 volte).

 

Al vertice e in coda alla classifica per settori si riconfermano i risultati già individuati negli anni scorsi: al top le utilities; in coda alimentare, edilizia, mobili e tessile-abbigliamento, anche se quest'ultimo mostra timidi segnali di recupero.

 

Tra i settori che salgono significativamente nella classifica della minore rischiosit� si segnalano: il Tessile e abbigliamento (dal sedicesimo posto al quattordicesimo), l'Edilizia (dal quattordicesimo al tredicesimo) e la Gomma e plastica (dal nono all'ottavo posto).

 

Tra i settori che peggiorano la loro posizione: Industrie estrattive che perde la nomea di settore finanziariamente stabile (dal secondo al nono posto) e gli Alimentari e bevande (dal tredicesimo all'ultima posizione).

 

La distribuzione del rating per classe dimensionale di fatturato, infine, conferma anche quest'anno che il rating migliora all'aumentare delle dimensioni aziendali.

Le aziende più vulnerabili sono quelle con fatturati compresi tra i 5 ed i  50 milioni di Euro (il segmento cosiddetto PMI, secondo Basilea 2), che rappresentano il 25% circa delle aziende e il 33% del fatturato del campione.

 

La fascia tra i 10 e i 20 milioni di Euro di fatturato si mantiene la più vulnerabile con un rating stabile a K6+. Questa fascia rappresenta il 7% delle aziende e il 10% del fatturato del campione.

Analizzando i risultati scomposti per classe dimensionale, emerge che quasi tutti gli indici finanziari migliorano all'aumentare della dimensione aziendale.

I vantaggi competitivi per le aziende crescono al crescere delle dimensioni e ne migliorano le performances finanziarie; d conseguenza ne migliorano il rating.

Il valore finanziario delle aziende manifatturiere italiane nel 2006 si attesta al 32% del fatturato. I settori migliori (utilities e industrie estrattive) arrivano ad un valore finanziario del 50-60% sul fatturato; mentre i settori peggiori (alimentari e tessile-abbigliamento) esprimono

appena il 18%-20% di valore sul fatturato.

Nel corso del 2006 l'Indice di Valore Finanziario recupera parte del terreno perso nel quadriennio 2002-2005 facendo registrare una perdita complessiva di valore che si riduce dal 7% al 2% all'anno. La perdita interessa tutti i settori. Tuttavia, i migliori sono riusciti a mantenersi sui

livelli del 2002 o a registrare solo perdite contenute (-1%): Elettrici ed elettronici, Meccanica, Veicoli, Edilizia, Tessile e abbigliamento. Altri hanno perso anche il 5 o il 7%: Gomma e plastica, Legno e carta. Mentre la dimensione del valore è coerente con il rating, le diverse performance in termini di creazione o distruzione di valore danno informazioni molto diverse. Il fattore critico qui non  la solidità finanziaria, ma il successo competitivo dei singoli settori, che determina

l'evoluzione del valore.

 

Esaminando la dimensione e la dinamica del valore per classe dimensionale si ritrova la soglia critica dei 50 milioni di euro di fatturato.

Le aziende sopra questa soglia hanno un IVF intorno al 35% del fatturato, mentre quelle sotto si collocano intorno al 30% del fatturato.

Anche in termini di evoluzione del valore, le aziende sopra i 50 milioni hanno perso meno valore tra 2002-2006 rispetto alle più piccole. Alla radice di questo fenomeno vi sono due considerazioni:

- nel corso del 2006 si riduce la differenza nei livelli medi di redditività tra imprese di minori e maggiori dimensioni, riducendo leggermente l'importanza di questo fattore nella determinazione

del valore finanziario;

- acquisisce invece maggiore importanza il fattore di indebitamento che le imprese maggiori sono riuscite a ridurre di più di quelle minori.

Il quadro che esce dalla ricerca, sebbene in ripresa rispetto al 2005, dipinge una situazione in cui l'efficienza nell'impiego delle risorse finanziarie è la variabile chiave che fa la differenza tra le migliori e le peggiori performances; tra le PMI e le medio-grandi imprese.
Pubblicata dal 30/09/2008 8.46.29
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